il_chiururgo tecnologia_laser indicazioni invecchiamento domande_risposte galleria_fotografica sedi_operative prodotti contatti


TECNOLOGIA LASER: FUNZIONAMENTO E TIPOLOGIE
(pag.1)

L.A.S.E.R. è un termine acronimo di derivazione inglese, costituito dalle iniziali di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation, un' evoluzione del termine M.A.S.E.R. coniato nel 1958 da Schalowe e Townes che produssero una radiazione monocromatica e cioè di un colore solo, che si collocava nello spettro dell' infrarosso.
Approfondendo gli studi di Einstein sul meccanismo dell' emissione stimolata, Maiman produsse il capostipite dei Laser, sostituendo alla M di Microwave, la L di Light (Luce).
E' un fascio di luce artificiale, pertanto non presente in natura, che viene prodotto da una sorgente di luce che investe un mezzo attivo che può essere allo stato solido, liquido, gassoso, che in definitiva differenzia le diverse apparecchiature.
Gli elettroni presenti in tale mezzo, subiscono una eccitazione, che amplificata da due specchi concavi, genera la radiazione Laser, dando la giusta direzione ai fotoni eccitati.
La luce così prodotta presenta alcune caratteristiche peculiari quali la monocromaticità, l' unidirezionalità, la brillanza, il parallelismo nello spazio e nel tempo.

La lunghezza d'onda del raggio, che ne caratterizza anche il colore, riveste un ruolo fondamentale nell' assorbimento selettivo della radiazione da parte delle molecole bersaglio, dette cromofori, che sono costituite dall' emoglobina, dall'acqua, dalla melanina, il carotene etc.
Essa è direttamente proporzionale alla profondità di assorbimento, vale a dire che aumentando la lunghezza d' onda, aumenta la profondità di penetrazione.

Il principio di base, che spiega l'utilizzo del Laser in campo medico-chirurgico, è quello della fototermolisi selettiva, che si basa sugli effetti prodotti dall' assorbimento dell' energia luminosa da parte della struttura bersaglio, che la trasforma in energia termica, e cioè in calore, ottenendo effetti biologici senza lesionare le strutture circostanti. La durata dell' impulso, deve essere più breve del tempo di rilasciamento termico, cioè del tempo necessario al tessuto irradiato per cedere il 50% del calore accumulato.
Solo così si può ridurre al minimo la diffusione di calore ai tessuti adiacenti e permettere un'ottima sicurezza di applicazione ed una essenziale efficacia.

segue ---->